La seconda A

Alcuni giorni prima della tragedia, ai ragazzi della 2A era stato affidato il compito di elaborare un tema sul senso della vita. Alcuni brani dei testi elaborati sono stati riportati nel libro "La memoria diventa progetto" pubblicato nel 2000 per ricordare la strage all'Istituto Salvemini. Li riproponiamo in questa pagina, ognuno collegato al nome del suo protagonista.

Della 2 A sono sopravvissuti solamente 4 ragazzi, Federica Tacconi, Milena Gabusi, Federica Regazzi e Daniele Berti. Solitamente stavano nei banchi in fondo, accanto a Alessandra V. e a Dario, ma quella mattina entrarono in ritardo e la prof li fece sedere nei primi banchi. Quella terribile esperienza li ha uniti in modo particolare e sono legati da una profonda amicizia.

Ma per loro e per tutti gli altri ragazzi dell'Istituto Salvemini, il 6 dicembre 1990 ha segnato un precoce abbandono dell'adolescenza con tutte le disillusioni che il brusco passaggio all'età adulta comporta.

Deborah Alutto

Zola Predosa, nata il 02/05/1975

“Vorrei che mi si ricordasse come una donna che per raggiungere il suo scopo ha tentato di tutto, che ha sbattuto la testa contro molte delusioni, perché è inevitabile non uscire indenni dalle esperienze di vita, ma che, alla fine, è riuscita a raggiungere ciò che voleva ... Credo che sia comune in tutti i ragazzi della mia età non pensare quasi mai ai lati più tristi delle cose: siamo sempre portati a sognare nuovi orizzonti, senza pensare che gli ostacoli che incontreremo saranno tanti da farci anche soffrire: la nostra barca e quindi in viaggio continuo, attraversa mari calmi con giornate assolate, durante le quali i passeggeri si divertono e raramente si trova nel bel mezzo di una tempesta con a bordo persone che si domandano perché mai si sono imbarcate ...”

Laura Armaroli

Sasso Marconi, nata il 02/10/1975

“Da sempre l’uomo è stato vita, da sempre è stato morte e sarà sempre anche ciò che è, indipendentemente dalla religione e dalle credenze più diverse, dopo la morte. Dal momento della mia nascita, mi sono trovata in un mondo anche mio, da dividersi con tanta altra gente, tanti volti, tante persone che corrono impazzite per il lavoro, il traffico, lo stress, la famiglia.

Ma io, io verso cosa sto correndo veramente nella vita? La morte è solo un punto di arrivo, una conclusione? Io non credo sia così, spero proprio di no. Perché, allora, il senso della vita quale sarebbe?”

Sara Baroncini

Casalecchio di Reno, nata il 01/07/1975

“Il senso della vita è qualcosa che, in ognuno di noi, prende diverse strade. Nel mio animo provoca un effetto molto strano: raggiungere il mio scopo e poi ... e già e poi? Non sono d’accordo che la morte sia comunque negativa, credo invece che, dopo di essa, esista una vita futura. Ma quando una persona a noi cara scompare, sentiamo la morte in modo assolutamente negativo, simile ad una forza oscura che ci ha strappato per sempre una persona cara e ci vuole molto tempo per accettarla completamente. Giunti a questo punto, se qualcuno mi domandasse perché si vive e perché si muore potrei rispondere in un milione di modi, prendendomi in giro, sapendo che la risposta è ancora lontana”.

Laura Corazza

Sasso Marconi, nata il 14/08/1975

“... Vita: sono solo quattro lettere messe vicine, è una parola comune che, spesso, viene letta troppo superficialmente. La vita è l’unica nostra speranza, l’unico nostro scopo, ma a volte viene sprecata. L'uomo, come può usufruire della vita, del dono più bello che gli è stato dato?”

“Amore, un sentimento così delicato, fragile, vale la pena viverlo? Nella mia vita, che è pur sempre agli albori, esso è importante: non bisogna averne sempre paura perché, come può essere pericoloso, così può aiutarci a trovare il senso della nostra vita ... Lo stesso discorso vale per il dolore: è qualcosa che spaventa tutti noi, qualcosa di misterioso, forse crudele, ma che bisogna includere nei nostri sentimenti. Nella mia vita non penso che riuscirò ad evitarlo, visto che bussa alla porta quando meno te lo aspetti e sei costretto a farlo entrare...”

Tiziana De Leo

Casalecchio di Reno, nata il 28/07/1975

“... Qualcosa è scoccato dentro di me e mi sono resa conto che anch’io chiedevo troppo, la vita è fatta anche di piccoli piaceri, di desideri irrealizzabili, di altrettante rinunce. I ragazzi raggiungono altissime velocità in macchina, sfidano la vita, giocano con la vita, senza rendersi conto dei rischi che questo gioco comporta e delle identiche possibilità di vincere e di perdere.
L'unica, ma significativa differenza tra la vittoria e la sconfitta è la morte”

Antonella Ferrari

Zola Predosa, nata il 03/08/1975

“Io non conosco ancora il senso della mia vita, non riesco a comprenderne lo scopo, ma mi sento come risvegliata da un lungo letargo durato quindici anni.

... Ed ora voglio alzare le vele e allontanarmi dal porto a cui ero saldamente ancorata, voglio affrontare il mare aperto, con le sue tempeste e le sue luminose giornate di sole ... e allora, alziamo le vele, salpiamo e allontaniamoci dal porto, il mare è davanti a noi, che ci aspetta”.

Alessandra Gennari

Zola Predosa, nata il 04/01/1975

“... Infine, la mia personalissima considerazione: è Dio che ci ha dato la vita..”

“La fede, come il bagliore di un piccolo lumino, è un fragile, ma tenace segno di quel Dio che rischiara la nostra vita...”

«...Come non collegare all’idea della morte quella della vita ultraterrena?”

Dario Lucchini

Bologna, nato il 30/10/1975

“Di sicuro non voglio essere uno di quelli che vota scheda bianca.

lo, qualunque sarà la mia decisione, voglio prenderla in prima persona e non sarò neppure uno di quelli che non votano, non lascerò agli altri la possibilità di decidere per me”.


Elisabetta Patrizi

Casalecchio di Reno, nata il 17/12/1974

“Una persona che non ama la vita, che non coglie ciò che il Signore ci ha donato, cioè l’amore, è un’incosciente, perché rifiuta la cosa più bella che fa parte della vita ... A me piace la vita in tutti i suoi aspetti, sia nella sofferenza che nella felicità: so infatti che dopo il dolore e la tristezza arrivano anche giorni migliori ed è appunto per questo che non mi scoraggio mai e lotto per raggiungere la gioia. I momenti di gioia, nella mia vita, sono molti: basta un bel voto a scuola, una carezza da parte di mia madre, una giornata primaverile di sole per rendere allegro il mio animo. Per quanto riguarda il dolore, devo ammettere che non ho paura: sì, è vero, come tutte le persone preferisco evitarlo, ma quando mi si presenta dinanzi, e so di non poterlo fuggire, mi butto a capofitto e lotto con tutte le mie forze. È per questo mio pregio che mia madre mi ammira, mi dice sempre che sono forte, che riesco a ‘resistere’ e io le rispondo che sono così perché amo la vita...

Bisogna che ci poniamo la domanda perché viviamo e perché muoriamo, perché siamo qui su questa terra. Dal canto mio, io ho già trovato una risposta esauriente a questi interrogativi: viviamo perché lo vuole il nostro Signore e muoriamo per raggiungere un’altra vita, forse migliore di questa terrena”.

Elena Righetti

Sasso Marconi, nata il 26/03/1975

“Questa estate ho letto diversi libri e uno di questi mi ha colpito particolarmente per l'argomento trattato. Il libro, ‘Lettera ad un bambino mai nato’, ripropone un problema che è sempre esistito: il nascere affidato alla scelta della donna. Il sipario si apre su questa donna, di cui non conosciamo né il nome, né l’indirizzo né il volto, quando scopre di essere incinta e si pone i primi interrogativi su questa vita che sta nascendo dentro di lei...”

Carmen Schirinzi

Sasso Marconi, nata il 01/07/1975

“...Il problema, secondo me, sta nel ‘troppo’: esagerazione, per me, è la parola chiave per capire questo problema.
Perché i giovani provano un enorme piacere, una gioia profonda nell’esagerazione?
Perché trascorrere in discoteca tutta la serata, tutta la notte fino alle prime luci dell’alba?
Perché non accontentarsi? Sono domande che, sinceramente, mi pongo spesso, ma non so trovare una risposta ...”

Alessandra Venturi

Monteveglio (Valsamoggia), nata il 15/04/1975

“La solitudine è una sensazione che molte persone considerano spiacevole.

Io, invece, penso che a volte faccia bene restare soli, perché così ci si può esaminare, studiare e conoscere meglio.Oggi ci si sente sempre più soli. Si può essere in un locale affollato o su una corriera piena di passeggeri e, nonostante tutto, sentirsi ancora più soli ..., quando ci si trova con gli amici si è in grado di affrontare qualsiasi situazione.

Per me gli amici sono fondamentali: come farebbe un uomo a vivere senza un amico?”